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Kataklisma |
Ciao Bella rassegna stampa | |||||
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Un percorso di ricerca tra il teatro danza e la denuncia ironica per questi tempi difficili, nominato a tratti anche il presidente del consiglio: in Ciao bella - istruzioni per un buon risveglio di/con Elvira Frosini , che firma anche drammaturgia e regia, produzione Kataklisma , presentato a Teatro No, l'interprete, vestita di bianco, con guanti e scarpe rosse, sperimenta posizioni instabili, strani equilibri, immaginando metafore diverse per il corpo, che è figura femminile curiosa di sé, ma anche altro, nell'incertezza sempre, qualcuno/qualcosa che deve ri/trovare la propria identità dopo un lungo sonno. Voce esterna: forse neppure la morte permette la totale immobilità, “visto l'incessante lavorio delle molecole che viaggiano verso la decomposizione”. Se ogni cosa deve mutare, tutto scorre, possibile scegliere una condizione nuova, differente? Pochi oggetti in scena: un piccolo dinosauro bianco con una corda/guinzaglio rossa, lo stesso colore del cuscino che servirà per sperimentare la maternità (anche questa simbolica: cosa potrà nascere di nuovo?), una piccola borsetta con il titolo dello spettacolo, Ciao bella. Frequenti le situazioni buffe, il pubblico disponibile al divertimento, alla risata complice. La maledizione del fuso e della morte, l'intervento della fata buona che tramuterà quella fine in giovane età in tempo sospeso: qualcuno infine sarebbe giunto per il bacio del risveglio, qui figura indefinita, Uno. E' con la canzone “Sono una donna non sono una santa” che iniziano esperienze fisiche di volo/nuoto a terra. Sguardi ironici verso il pubblico. Le note di “Bella ciao”. Il Premier sveglierà il paese? Intanto s'intrecciano episodi di Beautiful con passaggi narrativi della “Bella addormentata”, un nuovo inizio, con il re e la regina che desideravano da molto tempo un figlio. Suggestivi alcuni passaggi di teatro danza, diversi stati da cui osservare il mondo. E' ora di svegliarsi? “Sono passati mille secoli”. Caramelle: da mangiare, da tirare al pubblico. Rumori d'elicotteri, di esplosioni... Valeria Ottolenghi, Gazzetta di Parma
Uno spettacolo di iniziazione, a metà strada tra clownerie e postmoderno. La “Bella”, addormentata, ci interroga sulle “istruzioni per stare al mondo”, in attesa di una maturità che tarda ad arrivare, così come il principe, il ranocchio, o semplicemente “Uno” che venga a svegliarla dal suo torpore, sia esso operaio, manager, assicuratore, o forse solo “un bravo ragazzo”, come ci si augura, dubbiosi. [...] Elvira Frosini fa vivere al pubblico la sua stessa attesa che qualche cosa di rilevante abbia luogo, oscillando tra un possibile risveglio e un altro, procedendo a tentoni tra informazioni che, con innumerevoli interferenze, si mischiano promiscue alle fiabe, alle telenovele, alla politica del premier, che “dice che sveglierà il paese”. Esplorando una dialettica del risveglio, “Bella Ciao”, campionata in sottofondo, diviene “Ciao Bella” scritto nei caratteri della Coca Cola sulla borsetta rossa colma di caramelle, delle quali riempirsi per sopperire al vuoto dietro gli occhiali scuri, o da lanciare sul pubblico di “italiani”, come lei inermi, come lei perplessi e bombardati di notizie e prodotti vari. La fanciulla, come ogni fanciulla che si rispetti, si pone domande sul ciclo, sulla fertilità, sulla gravidanza, sull’inseminazione artificiale - la bocca “a mezzo schifata” - e poi si scatena con movenze imitate dai programmi tv. Ammiccante o imperscrutabile, supina o a testa in giù, si avvia infine verso il buio, mentre la guerra copre il fiabesco finale. Claudia Donzelli, teatroteatro.it
Esseri umani contenti di essere fagocitati dal docile tirannosauro UBU Rex. Diamo il benvenuto al surreale teatro che divora i nostri pensieri trasformandoli in un concetto nuovo, eliminando la plasticità e mentre veniamo plasmati secondo canoni che seguono il pensiero del nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma. Elvira Frosini, autrice e attrice di Ciao Bella bacia il pubblico risvegliandolo da interpretazioni stereotipate, mangiate e mal digerite. I dialoghi “muti” con il pubblico lasciano la mente aperta e tesa a varie interpretazioni, ma che si distendono verso una verità ben peggiore, la realtà, la nostra realtà, quella che dovremmo rendere giusta e onesta risulta come atrofizzata e i muscoli risentono di questo eccessivo riposo. Quindi in attesa del Principe con il compito di salvare e risvegliare il Paese, il pubblico/popolo può godersi, seguendo il fil rouge, guinzaglio dell’UBU REX, questa manifestazione tesa ad aprire narcolettiche menti. Emanuele T. Giachet, Martemagazine
Scena buia, spoglia, fredda, con qualche macchia di colore: un cuscino di raso rosso e una cordicella, pure rossa, che tiene a guinzaglio un piccolo dinosauro bianco. Elvira Frosini indossa una sottoveste bianca, scarpe rosse, borsa abbinata. Il suo è un corpo magro e nervoso; folti, i riccioli neri spariscono al contrasto con il fondo. Resta il riflesso di una carne che si muove con grande rigore. In questo angolo buio, questo cunicolo della coscienza che ci restituisce una realtà distorta in cui cenni al passato del “presidente” si mescolano grottescamente alle vicende di Brooke, Taylor e Nick di “Beautiful” (curiosamente, “Bella” in inglese), l'unico personaggio in scena è una Bella Addormentata che non riesce a svegliarsi. Persa in un dormiveglia fatto di movimenti nevrotici e voce cantilenante, aspetta un nuovo giorno che non arriverà e preferisce il sogno. Coprendo l'orrore di questa verità con generosi spruzzi d'ironia, questa Sleeping Beauty aspetta non a riposo, ma schiacciata da un'iperattività di nervi tesi. “Ciao Bella” porta il segno di un grande lavoro sul corpo, con il corpo, per il corpo.[...] Saranno gli sguardi al pubblico, grotteschi e inquietanti, sarà una voce sottile che parla a se stessa nel buio, sarà quel criptico dinosauro che ci dà le spalle in proscenio come pronto a divorare tutta la scena, Frosini agisce e tiene l'attenzione. Sergio Lo Gatto, klpteatro.it
Il teatro di Elvira Frosini è evidentemente fisico, posturale in cui il corpo con la sua concentrazione fisica esplode in rivoli di azioni. Il testo è ridotto a poche battute e i movimenti sono molti e tutti particolari. In scena è solo lei, una donna vestita di bianco con un paio di scarpe e di guanti rossi. [...] le azioni che si susseguono e le battute icastiche rappresentano la situazione particolare del nostro Paese. Non si riesce a definire un personaggio sicuro (di sicuro è che c’è una donna in scena!) e ognuno ne trae le conseguenze che vuole. Siamo di fronte a delle azioni che in successione toccano un fondo comune nel quale è possibile vedere la Bella Addormentata, l’Italia e volendo esagerare, rischiando di evadere troppo, la Sinistra tout court. [...] Elvira Frosini riesce a rendere la complessità di una realtà attraverso l’uso esclusivo della macchina umana. Il linguaggio del corpo, sebbene difficilmente interpretabile, è ancora possibile. Francesco Russomanno, paconline.it
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