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Kataklisma
Primi appunti/ studio per DIGERSELZ     rassegna stampa

 
 

 

(recensione di Hystrio - anteprima luglio 2011 – Teatro Civile Festival)

E' stato il cibo quest'anno il filo conduttore scelto a Monte Sant'Angelo per il tradizionale appuntamento con Festambiente Sud e con il Festival di Teatro Civile che ad esso si accompagna. Un tema che in Digerseltz, realizzato con la collaborazione artistica di Daniele Timpano da Elvira Frosini, che ne è autrice, regista e interprete, assume l'ossessività di un incubo in cui risvolti mitologici, politici, sociali si rincorrono e tornano a intrecciarsi con crudezza angosciosa e disturbante. Un autentico atto d'accusa, che viviseziona con decisione ostinata il senso e le derive di un atto fondamentale, comune a ogni essere e esso stesso radice di vita e di sopravvivenza, come è quello del mangiare. E che fa della scena il luogo disadorno di autentiche cateratte verbali in cui i suoni esasperati della masticazione si fondono in rigurgiti spaventevoli e in biascicamenti nauseabondi di ributtante voracità. Mentre la penombra quasi costante incalza lo spettatore con suggestioni claustrofobiche di primigenie spelonche o esplosioni violente di luci da discoteca lungo il crinale di ritualità familiari, compleanni o riti funebri, o di religiosità connotate di figure presepiali. Ma anche di stordimento di massificazione mediatica che trasforma lo stesso attore in corpo da sbranare, divorare, digerire e vomitare e che l'attrice, abbrutita in gestualità ancestrali di Saturno intento a divorare i propri figli o vitalissima in fattezze plastificate di biondissimo idolo pop, restituisce con tecnica sicura e di trasformistica agilità. Incarnando e incidendo con analitica inflessibilità il fondo illogico e grottesco di una società dominata dal cibo e dalle sue devianze fisiche e morali. Mentre le parole stesse si fanno flusso bulimico di denuncia e d'accusa all'interno di uno spettacolo che sembra trovare il proprio limite nella ridondanza del suo stesso eccesso.

Antonella Melilli, Hystrio

 

 

[Primi appunti/ studio per DIGERSELZ  - incontro con Massimo Marino]
Anche chi scrive ha fatto un incontro, con Elvira Frosini, che ha presentato un assolo intitolato Digerseltz. Una quindicina di minuti, con l’attrice-performer separata dal pubblico dalla riproduzione bidimensionale di alcune figurine di un presepe napoletano, un monologo (almeno in questa fase) sul cibo, una asciutta incisiva presenza fisica e un fiume di parole che riprendono con cifra ironica stereotipi su quell’attività primaria, sociale, personale, collettiva che è il mangiare. Il tema è ambizioso e di questo si è parlato alla fine, notando anche come l’autrice stia passando sempre più dal teatro danza a spettacoli abitati dall’esigenza di comunicare verbalmente.
 
Sembra quasi divorata dalle parole sul cibo, spesso cliché, che la parlano, la dominano, la guidano in rituali sociali e mitologici dove appaiono le figure di Saturno che mangia i propri figli, una bionda Marilyn in preda a parole, canzoni, uomini, fino a un’apertura verso il pubblico aprendo la barriera del presepe, metafore di ganasce sempre in movimento, che scambiano il piacere con il possesso. Parole, parole, parole, per sostituire atti dei quali abbiamo perso la necessità, l’urgenza. Sulla sfondo una torta con candelina e un agnellino di peluche, uno dei giocattoli che costellano sempre le visioni pop di questa attrice-autrice dal segno essenziale ed efficace come un sacrificio. Lo spettacolo ripercorrerà i rituali della festa di compleanno, il banchetto, l’orgia, il convivio funebre, indagando le funzioni di un cibo che invade sempre di più la nostra società vorace o anoressica.
Durante l’incontro, analizzando questi iniziali appunti che si sono visti, si è parlato di ciò che ancora non c’è, di come l’attrice vorrebbe introdurre due altri attori, uomini, di come questo inserto cambierebbe tutto portandolo verso confini inaspettati. Uno spettacolo da farsi, che si offre in pasto agli sguardi con domande in questa fase ancora irrisolte, cercando nell’incontro suggestioni in cambio di quelle offerte, provando a rappresentare un percorso e un modo di lavorare attraverso questa stessa aperta interrogazione.
Massimo Marino- 6 novembre 2010 - Controscene
 

Novo Critico 2010 -Elvira Frosini a cena con Massimo Marino.

Si torna a Kataklisma, per il quinto appuntamento. Oggi gioca in casa Elvira Frosini, che di Kataklisma è l’anima. A conversare con lei e con il pubblico Massimo Marino, critico del Corriere della Sera di Bologna che, oltre alla carta, imbratta fortunatamente anche il web, con il seguitissimo blog Controscene.
“Digerseltz” è il titolo provvisorio dello spettacolo di cui Frosini presenta solo, per ora, dei “primi appunti di lavoro”.
Dietro una barricata fatta di sagome di personaggi del presepe, prende vita una cruda drammaturgia di parole masticate e preghiere laiche, come sempre all’insegna di un’ironia grottesca e profondamente pop. Come nel precedente lavoro di Kataklisma “Buffet”, il cibo è qui l’argomento principale, la traccia topica di una bulimia intellettuale, al servizio di quell’estetica tutta personale che Frosini, con la consueta abilità, costruisce sul proprio corpo e nella scena. Perché il cibo? Perché ci riguarda tutti. “Chi è che non mangia?”, domanda giustamente Elvira.
Allora ecco che uno spettacolo sul cibo può diventare qualsiasi cosa, soprattutto se si rivolge a un critico e al pubblico la cloche dei suggerimenti. C’è l’occidentalissima strategia del ricatto (“se non mangi, arriva l’uomo nero e ti mangia”), un auto-talk show che sa di lista della spesa e fame tossica. Qualcuno ci vede una riflessione sulla società dei consumi, qualcun'altro sulla condizione della donna; per alcuni è ingombrante la presenza del presepe (che è sì pop, ma parla di una cultura assolutamente connotata), altri vorrebbero capire meglio l’evoluzione di questa abbuffata di temi.
Massimo Marino è un moderatore attento e umile, suggerisce spunti ma si sforza di non definire, ché la cosa più interessante è assistere alla creazione di un’idea. Qualche assaggio di quel che sarà ci viene già offerto, ma la scelta degli ingredienti e dunque il successo della ricetta sono tutti da sperimentare. E poi da digerire. Questa è nouvelle cuisine. Ma di quelle che saziano.

Sergio Lo Gatto - 3 novembre 2010 - Klpteatro