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MARZO 2007

sabato 24 marzo ore 21,00

domenica 25 marzo ore 18,00

Perypezyeurbane (milano)

POSSIBILI MOSSE ASSIMILABILI

(Studio investigativo di squilibri estetici)

di e con giuseppe esposito

Azioni di movimento strategico tra materiali di scarico.
La prima mossa è l’azzeramento delle forme.
I materiali di scarico accentuano l’iniziativa – come seconda mossa - di scaricarsi dalle scelte pre-codificate di movimento.
Agire sul filo ponendo l’attenzione allo squilibrio.
Scelta di manovre per trovarsi in disequilibrio tra i codici estetici.
La ‘caduta di stile’ è possibilmente accettata.

SUPERIMPOSE

di e con giovanni sabelli

Uno studio sulle superfici di una città e di due corpi. Il tentativo è quello di sovrapporre luce, movimento e corpo azzardando veloci passaggi di attenzione: diverse superfici non vengono giustapposte o accostate, ma sovrapposte una sull’altra, impastate l’una nell’altra. Cerco di deviare l’attenzione da un riferimento preciso, di  impedirle di “appoggiarsi” definitivamente su qualcosa. Due danzatori si muovono all’interno di uno scenario urbano immaginario;

contemporaneamente le superfici della città danzano in forma di luce su di loro;

e allo stesso tempo la luce si muove sulla città, creando forme e rumori che avvolgono come una pellicola trasparente il movimento danzato.

 

Perypezye Urbane nasce nell’ottobre 2005 come aggregazione di danzatori, artisti, performer, che abbiano il tema della “città” o della “metropoli” tra gli elementi pregnanti del loro percorso di ricerca artistico. 

Per PERYPEZYE URBANE l’urbanità è il punto di partenza della propria 
ricerca artistica. Come la città, si propone di spingersi oltre i 
propri immaginari confini, accettando la possibilità di esser rimasti 
dove si era, non escludendo la possibilità dell’errore, del risultato 
mancato, dei conti che non tornano, dell’incompletezza, ma accettando 
tutto questo ed incorporandolo nel proprio progetto di ricerca. Quel 
che ci interessa è la problematicità della danza, le sue molteplici 
identificazioni, la possibilità di investigare attraverso le 
peripezie di una ricerca che non si affanna nel tentativo di trovare 
una risposta esplicativa (e sbrigativa!) o un punto finale. Ci preme 
porre attenzione al concetto di peripezie il cui significato ci 
proietta verso lo sforzo di ottenere possibilità alternative o scelte 
non frettolosamente riconducibili a linguaggi accademici, di trovare 
forme di danza possibili e che ci sorprendano e, anche laddove non si 
riesca, di accettare comunque il mancato bersaglio, i questionari 
lasciati incompleti, i rebus irrisolti senza lo stress di 
un’aspettativa di ‘spettacolo’ a tutti i costi e senza presunzione di 
una proposta a tutti costi innovativa.

 

 

sabato 31 marzo ore 21,00

domenica 1 aprile ore 18,00

OlivieriRavelli

TOTEM

di fabio massimo franceschelli

con alessandro margari silvia gemma max vellucci ariele vincenti fabio m. franceschelli marco fumarola

regia claudio di loreto

Totem è quello che non si vede in scena.

Totem è l'ossessione di parecchi di noi.

Totem è l'impossibilità di compiere l'eterno rito del sacrificio del padre per far posto ai figli.

Totem è Godot che non arriva nel caveau d'una banca svedese.

Totem è lo spazio denso e senza catarsi tra il mobbing e la sindrome di Stoccolma.

Tutto è fermo tutto è bloccato tutto è invaso da una madre matrona tutto va in direzione del nichilismo. Dio s'aspetta qualcosa. Tuo padre s'aspetta qualcosa. Tua madre s'aspetta qualcosa.

In un grande unico potentissimo mobbing dove non c'è salvezza ma solo puerili tentativi di accordi pragmatici tra fratelli nel nome di un brindisi. Pur di sfangare un altro giorno, un'altra ora, un altro minuto in attesa della libertà. Voglio così rendere omaggio ai miei incubi ricorrenti - omaggio iniziato qualche anno fa con L'immaginario Malato (da Molière) - all'impossibilità di amare, all'impossibilità di rapporti umani in direzione della verità, all'impossibilità. Insomma: la vita è una merda; il Teatro la sua puzza.

Nota dell’Autore

Il testo si dipana all’interno di una famiglia (composta da madre, padre e tre figli) le cui caratteristiche sociali sembrano richiamarsi a un proletariato urbano contemporaneo (vagamente anglosassone), ormai perso nel vortice di una completa disgregazione dei valori storici della borghesia occidentale.

È un vortice – volutamente esagerato e deformato nei toni, nelle atmosfere, nelle azioni rappresentate – che sotto le forme di un violento nichilismo mostra esplicitamente l’azione fondante di quel complesso edipico che Freud immaginò essere la primaria spinta costitutiva della famiglia e della società occidentale.

Il complesso edipico in Totem non resta nascosto nello sfondo, in attesa di essere decriptato, bensì viene icasticamente e consciamente attuato nelle sue tragiche conseguenze: uccisione del padre e possesso della madre. All’interno di una famiglia che sembra uscita fuori dai peggiori incubi prodotti dall’immaginario “post-moderno”, il costrutto freudiano si unisce al Frazer del mito nemorense del Ramo d’oro, realizzando la morte del vecchio re e l’incoronazione dell’erede. C’è quindi, in questo testo, uno dei temi fondamentali della riflessione umana del Novecento. Ma il secolo scorso è fortemente presente anche nello stile narrativo utilizzato, che attinge pienamente da una delle correnti drammaturgiche più significative del Novecento: quella che parte dai relitti umani descritti da Beckett, passa per la critica sociale di Pinter e sfocia nelle giungle umane di Mamet, Kane, Ravenhill.

OlivieriRavelli Teatro nasce nel 1996 su progetto di Claudio Di Loreto e Fabio Massimo Franceschelli. Dall’anno della sua fondazione ha lavorato nell’ambito della drammaturgia contemporanea e del teatro di ricerca, mettendo in scena testi originali, classici, moderni.   Nel 2005 OlivieriRavelli Teatro si costituisce nell’Associazione Culturale “Figli di Hamm”. Attualmente OlivieriRavelli Teatro, in rigoroso ordine alfabetico, si avvale dell’impegno di: Claudio Di Loreto, regista, attore; Fabio Massimo Franceschelli, regista, autore; Francesca Guercio, attrice, regista; Francesca La Scala, attrice; Alessandro Margari, attore; Francesca Moretto, attrice, produttrice/organizzatrice; Ilaria Scazzuso, attrice;  Anna Maria Sechi, attrice.

Il nostro percorso di ricerca è —appunto —un percorso, e tale vuole rimanere rifuggendo la tentazione di elaborare risposte univoche e immutabilmente soddisfacenti. Tuttavia ne resta fermo il punto di partenza costituito da una ferma volontà di tenerci lontani:

da un teatro fine a se stesso, caratterizzato da una certa tendenza “archeologica” alla ciclica riesumazione di letterature e approcci registici ormai irrelati e anonimi;

da un teatro autoreferenziale e autocompiacente, teso alla ricerca di un'estetica elitaria e vuota, tipica di molta avanguardia.

Ci interessa recuperare la funzione sociale del teatro. Ossia il teatro come forma di riflessione, come specchio di una società (attori e spettatori) che si interroga su se stessa. Ciò impone da parte nostra la presenza di una coscienza vigile e critica rispetto all'attualità e la continua ricerca di linguaggi stilistici che sappiano scuotere il pubblico resuscitandone l'interesse per l'azione scenica.

Le nostre produzioni sono orientate a sorprendere lo sguardo intorpidito dello spettatore “medio” (che si aspetta dall'evento teatrale niente più di una tranquilla e rassicurante serata) attraverso un uso accorto della scrittura, della caratterizzazione dei personaggi e del ritmo. Il risultato è una prassi teatrale che lavora sull'eccesso, che predilige le atmosfere ipnotiche, ossessive e dissonanti, i ritmi elevati, i personaggi grotteschi, le situazioni surreali e paradossali e un linguaggio devoto a maestri quali Beckett, Ionesco, Pinter.

I leit-motiv degli allestimenti insistono su tematiche comuni di grande attualità, ma la scelta imprescindibile di un linguaggio sempre semplice e immediato, di immagini icastiche accompagnate dall’uso costante della musica, trasformano lo sbandierato incubo dell’incomunicabilità nel più eccezionale sistema di comunicazione possibile, nella direzione di un teatro veramente popolare e mai populistico

 

FEBBRAIO 2007

sabato 10 febbraio ore 21,00

domenica 11 febbraio ore 18,00

carlotta piraino

I QUADERNI DI LIA TRAVERSO

di e con carlotta piraino

I quaderni di Lia Traverso è un racconto che nasce durante il laboratorio che Ascanio Celestini ha tenuto all’università Roma Tre nel gennaio 2004, laboratorio che ha costituito una delle tappe di ricerca del suo ultimo lavoro sulla memoria del manicomio “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico”. Nel corso di questo lavoro, sono state raccolte le testimonianze di chi ha lavorato al Santa Maria della Pietà come infermiere o medico, vivendo direttamente il dramma del-l’istituzione e battendosi a vari livelli per contrastarne la durezza fino a collaborare alla definitiva chiusura avvenuta nel 1999. La mia ricerca personale è proseguita oltre il laboratorio universitario: ne è nato un racconto che nel tempo si è ampliato e che continua a modificarsi, per me è una sorta di cantiere in cui confluiscono suggestioni, esperienze, idee nuove.  L’idea del racconto nasce dall’incontro con un libro dal titolo D’ogni dove chiusi si sta male edito da Sensibili alle Foglie, nel quale è pubblicato il quaderno di una giovane donna, Lia Traverso, che scrive mentre era internata nel Manicomio di Roma. La storia di Lia è stata ricostruita sulla base dei suoi scritti, delle testimonianze dello psichiatra che li ha raccolti e di quelle di chi, in quegli anni, lavorava al Santa Maria della Pietà.

La storia di Lia è sì una storia che appartiene alla memoria, ma purtroppo resta ancora attuale perché, se i manicomi sono formalmente chiusi, alcune strutture segreganti ci sono anche oggi e soprattutto alcuni atteggiamenti sopravvivono dentro di noi. Il manicomio esiste ancora, spostato o decentrato, nella nostre paure, nei nostri preconcetti verso l’altro, nella tendenza della società ad escludere ciò che non ci piace.  Una narratrice legge stralci di diario, da cui estrae gli oggetti della storia che danno concretezza ai fatti, mostrando la quotidianità di un’esistenza ai margini. Lia Traverso è una ragazza che fa cose quotidiane, “normali”: usa forchette, coglie fiori e guarda il cielo dalla finestra. Una finestra sbarrata. E quello che accade non accade in un mondo e in un tempo lontano ma qui a Roma nel 1970, gli anni in cui si facevano importanti lotte sociali per i diritti e per la libertà.  

Questa vicenda tutta al femminile, è purtroppo identica a quella di tanti altri uomini e donne senza nome che come lei hanno vissuto la dolorosa esperienza del manicomio e ripercorre da un punto di vista ravvicinato, alcuni momenti della storia del manicomio, della nostra storia, di un crimine perpetuato a lungo a spese di un pezzo fragile di umanità.

 

 

 

ven 23 febbraio ore 20,30 e ore 21,15

sabato 24 febbraio ore 20,30 e ore 21,15

kataklisma

istruzioni per la sopravvivenza

di e con elvira frosini e ilaria patamia

performance di 20 min. Istruzioni, regole, segnali, reticolato di messaggi che coinvolgono imprevedibilmente lo spettatore ponendogli il quesito della passività, gioco serio tra il bosco dei segnali della civiltà e la presenza sotterranea della violenza e della precarietà sotto la mappa apparentemente rassicurante  delle regole civili.

"Il ridurre-a.oggetto: non è questa la fonte principale della violenza? La feticizzazione , all'interno della comunicazione pubblica, di uomini e processi vivi e contraddittori, fino a cristallizzarli in pezzi prefabbricati e quinte teatrali: morti essi stessi, e che uccidono gli altri." (Christa Wolf - Premesse a Cassandra)

GENNAIO 2007

 

venerdi 19 gennaio ore 21.00

sabato 20 gennaio ore 21.00

domenica 21 gennaio ore 18.00

teatro della Centena - Rimini

TU AMORE MIO NON MI RICONOSCERAI PIU' PERCHE'

SONO DIVENTATO VERDE E HO SMESSO DI ESSERE IO

punti di s-vista sull'amore

tratto dal libro "Gli svergognati" di Delia Vaccarello

di e con Maurizio Argàn

ideazione progetto Maurizio Argàn 

regia Davide Schinaia

Tu amore mio non mi riconoscerai più….. è il primo spettacolo del Progetto Passione, per provare , con l’uso del mezzo teatrale, ad attraversare tutte le varie forme di questo sentimento, tutto con il cuore in gola e col ragionevole dubbio che poteva essere ‘presuntuoso’parlarne e , partendo dal pregiudizio,  puntare il dito accusatorio.  Con la lente di ingrandimento dei mie ricordi, e dei miei incontri, ho cercato di comprendere meglio prima me stesso e ciò che mi circonda. Non volevo fare uno spettacolo con molti personaggi, volevo che invece fossero tutte le loro anime a piombare dentro una persona sola e che in qualche modo, questa, li rappresentasse tutti. Mi hanno sempre affascinato i rapporti, soprattutto nella loro doppiezza, nell’ambiguità che permette a tutti di essere potenti, tramite il pregiudizio, nei confronti degli altri senza sapere di essere vittime di un potere oscuro chiamato ipocrisia: agli amanti di essere uno dentro l’altro e al tempo stesso distanti; agli amici di essere indispensabili e insieme di peso.

In Tu amore mio non mi riconoscerai più……non c’è pessimismo, né tanto meno pacche sulle spalle, non c’è nulla di buono e nulla di male, c’è solo sentimento.

 

APRILE 2006

 

sabato 8 apr 2006 ore 21.00

domenica 9 apr 2006 ore 18.00

Marco Cortesi

LE DONNE DI POLA 

“LE DONNE DI POLA” narra sotto forma di monologo la vita e i racconti degli abitanti del campo profughi di Kamp Kamenjak nella città istriana di Pola. “LE DONNE DI POLA” raccoglie le testimonianze delle vittime della guerra, le loro lacrime, i loro ricordi devastati da un conflitto assurdo e pieno di menzogne. I protagonisti del testo sono tutti realmente esistenti.
“Emozionante e profondo. Uno spettacolo bellissimo nel nome della Pace.”
(Il Resto del Carlino)
"E' stata un'esperienza alta di teatro, perché l'arte non si è asservita al mestiere o all'interesse, ma è volata libera e coraggiosa.”
(Il Momento)

Lo spettacolo de “Le donne di Pola” ha debuttato per la prima volta nell’aprile del 2004 ed ora conta già decine di repliche in giro per l’Italia. Il monologo ha partecipato a rassegne e incontri tra cui il Convegno Internazionale“Facciamo le Paci” tenutosi a Rimini con l’alto patrocinio dell’ONU. L’appoggio di realtà quali quelle di Arci, Emergency, Ipsia, Caritas, Agesci, Commercio Equo e Solidale, Amnesty International, Control Arms, Amref, Rete Lilliput e altre dimostra la portata del messaggio di pace de “Le donne di Pola”.

 

FEBBRAIO 2006

sabato 18 feb 2006 ore 21.00

domenica 19 feb 2006 ore 17.00

Imago Mundi e Maner Manush

L'ATTRICE DI MIMO 

di andrea lattari cinzia grande pietro silvestri
regia di pietro silvestri 
"L'attrice di mimo" si ispira all'incredibile vita di Teodora (VI sec. d.C.), una donna che da attrice riuscì a scalare la gerarchica struttura sociale bizantina sino a vestire il ruolo di Imperatrice di Costantinopoli.

Lo svelarsi di alcune figure arcane e la loro disposizione  dettano i destini di un incontro. L'unione dell'attrice di mimo con l'Imperatore Giustiniano si eleva oltre il tempo, cristallizzata in uno spazio bidimensionale: uno spazio aprospettico in cui i personaggi tessono una struttura architettonica del corpo fissandosi come una icona. Attraverso un pentagramma di movimenti, un mosaico di azioni rituali, alfabeti gestuali antichi, suoni e lettere, canti e parole antropomorfe, ci si ritrova in un luogo dorato ove le dimensioni non hanno piu' punti di fuga e determinano la perdita dello spazio tangibile. La parola resa eterna e fissa nell'immobilita' fatta immagine e il suono cangiante di una danza frenetica sono i poli entro cui si districano i fatti umani.

Una visione contemporanea nata dalla ricerca iconografica, lo studio antropologico delle arti performative orientali, le scienze divinatorie, la sacralita' delle voci bizantine.

GENNAIO 2006

sabato 21 gen 2006 ore 21.00

domenica 22 gen 2006 ore 17.00

marco cortesi

LE DONNE DI POLA 

 

NOVEMBRE DICEMBRE 2005

sabato 26 nov 2005 ore 21.00

domenica 27 nov 2005 ore 17.00

chiara girolomini
ROCK ROSE

"le paure cambiano ma la paura resta"

un solo di e con chiara girolomini

raffigurare le proprie paure è come esorcizzarle. farsele amiche per non temerle più. questo spettacolo è formato da un insieme di riti che la protagonista crea per vincere ogni sua paura e mania, che sia essa apparente o reale

 

sabato 17 dic 2005 ore 21.00

domenica 18 dic 2005 ore 17.00

MDA produzioni danza

giuseppe bersani

TEATRO ANATOMICO

(VARIAZIONI DAL CAMPO DEBOLE) 

 è una descrizione degli animali salvati dal diluvio e della  loro convivenza nell'arca, senza noè verso dietro per descrivere la de-cadenza del trend eo verso avanti lo stop del movimento-non e il riempimento spaziale che ne consegue,è una riflessione su una danza che propone il non-movimento e per riempimento appaiono gli animali salvati o le nuvole-mostro o i giocattoli di dio piccolo